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L’ecologia del respiro

Da bambina ero i boschi e le foreste, vivevo in montagna. Ho scelto i luoghi silenziosi, ombreggiati e freschi, i fili invisibili che connettono gli alberi e su cui crescono i funghi. Ho scelto l’aria ricca e densa che respiro tra quelle cortecce. Da grande, ho scelto il respiro. Lavoro con il breathwork e il Rebirthing, con l’ossigenazione delle cellule e lo scioglimento dei blocchi emotivi.

Solo così mi sono accorta che respiriamo tutti in punta di naso, a piccolissimi inspiri… accettando di sopravvivere soltanto. Anestetizzati di anidride carbonica, rinunciamo a sentire noi stessi e le nostre emozioni. Rinunciamo ai nostri polmoni e al loro utilizzo adeguato e performante… ed è così che la coscienza collettiva accetta di rinunciare ai polmoni della terra.

Rinunciamo alla vita ogni giorno, ad ogni respiro trattenuto, ad ogni desiderio mascherato, ad ogni lacrima inghiottita e ad ogni sorriso sforzato. E’ per questo che ci permettiamo di rinunciare al pianeta e all’ossigeno che lo genera.

La tutela degli ecosistemi e i principi dell’ecologia non sono “altro” da noi. Non sono là fuori, oltre le nostre terrazze, fuori dai nostri usci o dietro il nostro parabrezza. Sono l’aria in cui tutti siamo immersi, il liquido amniotico che ci preserva.

Dovremmo avvicinarci alle cose davvero importanti. Invece le mettiamo lontane da noi, in quella distanza di sicurezza che ci consente di non essere coinvolti. Da li, al sicuro, pretendiamo di giudicare e trovare soluzioni, dare opinioni e poi… dimenticare.

Dovremmo permettere alle cose importanti di toccarci e dovremmo respirare quando qualcosa ci attanaglia lo stomaco. Perché è così che permettiamo alle nostre emozioni di farsi sentire, è così che si vive. Questa è la differenza tra vivere e sopravvivere.

Voglio che la paura mi tocchi e mi urli contro, sputacchiandomi in faccia la sua adrenalina e il suo dolore fino a lasciarmi senza fiato, senza logica e abbastanza vuota da potermi riempire. Abbastanza svuotata di convinzioni e di saccenteria da sentire di nuovo il battito del mio cuore e la melodia del mio respiro. Nel vuoto posso ricordare che io sono amore assoluto e potente. Sono ciò che l’essere umano è naturalmente e senza sforzo. Un essere che sa fare il bene e il buono, quale semplice componente dell’ecosistema di cui è parte. Una sua cellula.

Sono una cellula di questa terra, delle foreste, degli oceani, dei grandi fiumi,… Ogni volta che respiro profondamente, io sento. Migro dai miei piccoli polmoni di cellula verso i polmoni della terra, che sono fatti della mia stessa sostanza. Così, quando respiro, la meraviglia della terra entra nei miei piccoli polmoni e mi rende meraviglia. In un circolo virtuoso connesso e imprescindibile.

Respiro dopo respiro sono e sarò l’omeopatia che parla la stessa lingua e sputacchia lo stesso veleno. Liberandosene.

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