amarsi

Quello che eravamo per essere ciò che siamo

“Anima mia”, ero io a vent’anni

Ho perso una chiavetta USB. Conteneva tutti i miei scritti dal liceo al 2013. Racconti brevi e poesie. Alcuni premiati in concorsi per autori emergenti. C’è stato un tempo dunque in cui scrivevo molto, scrivevo per scrivere e, tramite quelle parole, essere vista.

Ho cercato quella chiavetta ovunque, mi sono arrabbiata e poi disperata. Ho smesso di pensarci e appena il pensiero bussava alla mia mente, lo scacciavo decisa… era troppo fastidioso o doloroso il fatto immutabile di aver perso quelle mie parole.

Poi una ricerca casuale su google e riscopro un link in cui avevo caricato poche poesie, le più significative.

http://www.club.it/autori/effettivi/e-l/erica.ferrarese/indice-i.html

Mentre le rileggo, ricordo quelle parole, per alcune rivedo addirittura i tratti di penna sul taccuino. Ma non sono più le mie parole. Dopo un accenno di stupore e disagio all’idea di essere li, online, ricercabile e leggibile da chiunque con quelle parole arrabbiate e affilate, sento salire un’immensa tenerezza.

La sofferenza è un potente motore. Lo sentivo ruggire sotto la maschera di sorrisi e brava bambina che sono sempre stata. Mi ha dato la spinta e mi ha portata lontano… Ringrazio quella me stessa di vent’anni che non si è zittita, che non ha smesso di ascoltarsi solo perché era meglio andare nel mondo con il sorriso. Ringrazio quella sofferenza che sembrava un mostro pericoloso chiuso in cantina ed ora è una cara amica con cui intrattenersi ogni tanto per chiacchierare un po’… e poi lasciarla.

Ho perso quella chiavetta, ho liberato quell’energia.
Ero quella che ero per poter essere quella che sono…

Ricordiamoci di onorare ciò che è stato e lasciarlo andare nella certezza che quello che ci serviva davvero, di quel passato, è in ciò che siamo oggi.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *