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Mille inizi un solo fine

Attualmente ho sul “comodino” 6 libri iniziati. Mentre ho perso il conto degli ebook letti al 30%. Lasciando da parte le esigenze di lavoro, nel corso della mia vita ho praticato per un certo tempo tiro con l’arco, equitazione, pianoforte, dizione, nuoto, cucito, falegnameria, calligrafia, finanza, idraulica, guida sicura e chissà cos’altro che al momento mi sfugge. Con l’alimentazione sono stata onnivora, vegetariana, vegana, pescetariana, sugarfree e… basta mi pare.

Mi sono a lungo massacrata di giudizi perché, insomma, inizio mille cose e non ne (de)finisco nessuna. Conosco, assaggio e provo ma non porto mai a casa una competenza definita o una convinzione che sia quella. Come non bastasse, ho amici che leggono la metà di quello che leggo io, al cui cospetto risulto pressoché analfabeta… se mi baso su ciò che ricordo!

Il costo di cui voglio parlare non è economico. Voglio parlare di energia.

In principio mi era evidente quella che sprecavo a massacrarmi. Al momento di leggere, il mio istinto puntava la mano decisa verso il libro A. Ma poi, intercettata prontamente dalla mia spietata vocina interiore, deviava mesta verso il libro B “che almeno ne finiamo uno”. Risultato? Leggevo senza interesse solo perché andava fatto, pensando al libro che invece avrei voluto leggere.

Fortunatamente la “consapevolezza” in me stessa è cresciuta, il counseling ha fatto il suo lavoro e le mie emozioni hanno potuto manifestarsi senza timore.
Ma chi strac***o se ne frega se non finisco i libri?
Ho suonato il pianoforte e poi basta? Certo che si, visto che ha smesso di interessarmi!

Se ignoro questa vocina intransigente resta soltanto che, quando ho fatto quelle cose, c’ero con tutta me stessa. Ero curiosa di sapere, di provare, di capire. Ero curiosa.

La mia passione vera, alla fine dei conti, è la curiosità stessa. Lo stupore. Quella cosa che nasce come anti logica, anti economica, quella per cui ti senti dire “ma chi te lo fa fare?” o, nel mio caso “è un peccato che tu abbia smesso”.
Tu invece vai avanti perché non ti pesa. Nel mio caso vado avanti ad iniziare cose.

Il costo di questa mia curiosità è l’allenamento del mio cervello. Ogni volta che ho una curiosità è perché ho sentito un concetto, ho visto fare una cosa, qualcuno mi ha affascinato con un racconto e quella piccola traccia neuronale che si è creata, è ancora piccola e chiede cibo. Esattamente la stessa energia che serve per andare in palestra (…e di questa io ne ho risparmiata tanta!). Se poi il nuovo argomento cozza con le mie convinzioni, quella “dissonanza cognitiva” richiede ancora più energia… che è un po’ come andare in palestra e inciampare sul bilanciere!

Semplice? Affatto. Per passare dalla croce dei miei giudizi alla delizia dell’esperienza, ho dovuto lavorare su di me. Passare il tempo a criticarmi, definendomi inconcludente era il meglio che sapevo fare. Aizzarmi contro tutti i luoghi comuni tipo “volere è potere” era il vero costo, la perdita a bilancio. Perché, in pratica, era una lotta senza fine tra quello che avrei desiderato e quello che dovevo fare, secondo me naturalmente.

Ora la lotta è terminata e si collabora, ma questa è un’altra storia.
Il costo della guerra è risparmiato per tante nuove avventure!

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